«I bambini sono particolarmente attratti da due cose: la sorpresa e la sfida. Non è necessario inventarsi grandi stratagemmi, con loro bastano piccoli gesti e se fatti sulla base di queste due modalità possiamo riuscire a trasformare questo strano periodo in un momento costruttivo per tutti, per noi e per loro».

Tra Smart Working, riunioni Online, formazioni in Webinair e telefonate, non è così semplice seguire i nostri figli, tra i loro compiti e il loro sacrosanto diritto all’intrattenimento. Senza preavviso ci siamo ritrovati a gestire una quotidianità probabilmente mai affrontata prima, che ci ha messo di fronte a una ri-organizzazione dei nostri tempi e dei nostri spazi giornalieri, che spesso risulta difficoltosa proprio perché inserita in una situazione più unica che tata. Fondamentale, avvertono gli psicologi, è non farsi prendere né dal panico né dal senso di colpa: impegnarsi affinché la quotidianità sia serena per bambini e adulti è un dovere nei confronti di se stessi e degli altri, per vivere al meglio questo periodo, ma non deve diventare fonte di un nuovo stress.

Ne parliamo con Jose Toffoletto, formatore progettista sociale, co-fondatore dell’Associazione ermes, che si occupa di progetti in ambito socioeducativo.

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Jose Toffoletto
formatore progettista sociale

Il bambino è cambiato: non allarmiamoci

«Attraverso l’ascolto telefonico gratuito, ho notato che uno dei problemi maggiormente riscontrati è che molti genitori sembrano non riconoscere più i loro figli: il bambino che si è sempre mostrato tranquillo, ora espone lati di sé più aggressivi. Non è un dramma né qualcosa di così anormale: così come noi, anche i bambini avvertono il repentino cambiamento che abbiamo subìto. La tranquillità che prima gli apparteneva era frutto di una regolare quotidianità, risultato del lavoro della maestra e dei suoi rituali con i compagni e nelle sue attività. Paradossalmente – dice Jose – il bambino che è sempre stato particolarmente esuberante sarà quello che, probabilmente, meglio si è adattato alla nuova situazione. È proprio su questo che dobbiamo andare a lavorare, con i nostri bambini: sullo spirito di adattamento, che non riguarda solo loro ma anche noi stessi. Attraverso di loro, lavoriamo anche sulla nostra capacità di ri-evoluzione».

Intrattenimento. Facciamo un gioco: ti sfido

Consigli pratici

«Ci sono attività che i bambini amano fare e tra queste, ad esempio, c’è il disegno, che è sempre stato anche un lavoro di sfogo e scarico emotivo. Ma anche disegnare, per diventare un’azione costruttiva e non casuale, deve essere fatta sulla base dei meccanismi mentali che muovono l’atteggiamento infantile. I bambini amano le sfide. Riuscire a inserire l’energia della sfida all’interno delle loro attività, le rende più attrattive e divertenti per loro: si può, ad esempio, proporre una gara di disegno tra fratelli. O se il bimbo è figlio unico, gli si può chiedere di fare disegni sempre più difficili, possibilmente tenendo conto di quali sono le sue passioni e i suoi interessi. Il disegno è una di quelle attività che non ha età: anche un bambino di 10 anni o un ragazzino di 12 può trovare nell’arte il suo sfogo benché sia adatta alla sua fascia anagrafica. La stessa modalità, quella della sfida, possiamo riproporla nelle attività fisiche: non è necessario avere cortili e grandi spazi, a volte è sufficiente un salotto o qualche metro. Possiamo creare percorsi con piccoli ostacoli e affrontarli tenendo il tempo: così uniamo l’adrenalina della gara alla necessità di movimento».

I compiti: non svolgiamoli in cameretta. E ricordiamo: non siamo a scuola

Consigli pratici

«Non è necessario riproporre l’ambiente scolastico a casa. Scuola è scuola, casa è casa. Non è costringendoli agli stessi ritmi che li invogliamo, anzi è controproducente; non solo, ci permetterà anche di valorizzare l’ambiente casalingo, che comunque ha la sua importanza. Non bisogna fare i compiti necessariamente di mattina: seguiamo i ritmi del bambino e se la mattina ha un’adrenalina più indirizzata a uno sfogo fisico, possiamo fare in modo che si dedichi alle attività di cui sopra. Anche l’ambiente in cui lo facciamo lavorare è importante: non è consigliato far svolgere i compiti in cameretta, meglio scegliere un ambiente “neutro” come la cucina o il salotto, in modo tale che la cameretta rimanga il luogo privato del bambino dove rilassarsi ed, eventualmente, fare una pausa dai compiti. Non insistiamo affinché i bambini stiano ore e ore sulle materie: meglio fare un’ora o due al massimo ma ben concentrati».

Per concludere…

«I bambini devono divertirsi, stupirsi. E non hanno bisogno di grandi gesti per riuscirci. La noia e la costrizione non li spingerà a lavorare di più: attraverso di loro possiamo scoprire cose importanti anche su noi stessi».

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